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I PFAS sono anche nell’acqua in bottiglia: li abbiamo trovati in 6 marche su 8

2026-03-24 15:33

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I PFAS sono anche nell’acqua in bottiglia: li abbiamo trovati in 6 marche su 8

Dopo l’acqua potabile delle fontanelle, ora è il turno dell’acqua minerale: la nostra nuova indagine ha rivelato la presenza di PFAS nell’acqua in bot

Dopo l’acqua potabile delle fontanelle, ora è il turno dell’acqua minerale: la nostra nuova indagine ha rivelato la presenza di PFAS nell’acqua in bottiglia di 6 marche su 8, tra le più diffuse nel nostro Paese. Nello specifico la sostanza rilevata nelle bottiglie analizzate è il TFA, l’acido trifluoroacetico, ovvero il PFAS più diffuso sul pianeta. 

 

La marche di acqua in bottiglia che abbiamo analizzato alla ricerca di PFAS

 

Negli scorsi mesi abbiamo acquistato presso un supermercato di Roma sedici bottiglie appartenenti agli otto marchi più diffusi nel nostro Paese:

  1. Ferrarelle
  2. Levissima
  3. Panna
  4. Rocchetta
  5. San Benedetto
  6. San Pellegrino
  7. Sant’Anna 
  8. Uliveto

Le abbiamo inviate a due diversi laboratori – otto bottiglie in Germania e altrettante in Italia – per testare l’eventuale presenza di PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”: si tratta di sostanze poli- e per-fluoroalchiliche usate in prodotti di largo consumo per le loro proprietà idro e oleorepellenti. Comode, sì, ma estremamente pericolose: non solo si accumulano nell’ambiente senza degradarsi, ma ormai da tempo sono associate a gravi rischi per la salute (danni al fegato, problemi al sistema endocrino e alla tiroide, alterazioni del sistema immunitario, tumori ai reni e ai testicoli, infertilità e diabete).

 

Le acque in bottiglia contaminate da PFAS: il primato va all’acqua Panna, ma non è l’unica

 

Luce verde per Ferrarelle e San Benedetto Naturale: nei campioni analizzati non è stata rilevata alcuna presenza di PFAS. Vuol dire che le concentrazioni in questi campioni sono risultate inferiori al limite di rilevabilità di 50 ng/L.

Ma le altre marche?

Nei campioni di Levissima, Panna, Rocchetta, San Pellegrino, Sant’Anna e Uliveto è stato rilevato il TFA, l’acido trifluoroacetico, una sostanza con un triste primato: è il PFAS più diffuso al mondo. 

Il campione che ha fatto registrare il valore più elevato di TFA è dell’acqua Panna, (700ng/l), seguito dal campione del marchio Levissima (570 ng/l) e dal campione di acqua Sant’Anna (440 ng/l).

Dopo la nostra scoperta, abbiamo contattato i brand per chiedere chiarimenti: tuttavia, nessuna delle realtà contattate ha voluto commentare. 

 

Cosa c’è da sapere sul TFA, il PFAS trovato nelle acque in bottiglia analizzate

 

Come i PFAS più noti, anche il TFA persiste nell’ambiente e non è biodegradabile. È una sostanza nota da tempo: risulta il PFAS più diffuso al mondo, tanto che ormai la sua presenza è stata rilevata persino nel sangue umano. Non sorprende, quindi, che abbia fatto capolino anche nell’acqua in bottiglia. E i rischi per la salute? Le Autorità tedesche di recente lo hanno classificato come “tossico per la riproduzione” e “molto mobile e persistente”.

Nella primavera del 2024 la Germania ha presentato all’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) una richiesta di classificazione del TFA come sostanza tossica per la riproduzione. Se l’ECHA approverà la richiesta, il TFA potrebbe essere classificato come “metabolita rilevante” delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari.

 

Meglio l’acqua del rubinetto? Dipende.

 

Tra settembre e ottobre 2024, con la nostra spedizione “Acque senza veleni” abbiamo verificato la contaminazione da PFAS dell’acqua potabile in tutte le regioni d’Italia raccogliendo campioni e facendoli analizzare.

Abbiamo raccolto presso fontane pubbliche 260 campioni in 235 comuni monitorando 58 sostanze, ovvero più del doppio delle 24 molecole che la nuova direttiva europea impone di quantificare.

Cosa abbiamo scoperto? Che in 206 campioni su 260 analizzati, è stata trovata almeno una delle 58 sostanze PFAS monitorate: ciò significa che il 79% dei campioni di acqua potabile risulta contaminato. Solo in 54 campioni (21%), non è stata registrata la presenza di alcun PFAS. 

Ne è emerso dunque un quadro tutt’altro che rassicurante: milioni di italiani e italiane sono esposti ai PFAS anche attraverso l’acqua pubblica. Il punto quindi non è tanto se sia meglio l’acqua del rubinetto o quella nelle bottiglie di plastica: la questione è che abbiamo semplicemente il diritto di bere acqua priva di PFAS!

 

 

 

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